Caterina Caselli

Poiché, già ve l’ ho detto, amo guardare i programmi più demenziali che ci siano, a dispetto di tutti gli pseudo intellettuali, specie del web, e me li guardo pure con soddisfazione, tutta contenta e beata, senza pentimento alcuno, mi è capitato di seguirne uno tutto imperniato su Caterina Caselli.
I due conduttori, Pani e Mollica, intervista
vano la cantante per ricostruirne vita e carriera, a cominciare dai suoi esordi, appena sedicenne.
Nel suo studio, Caterina Caselli si raccontava e il suo racconto era intervallato da filmati che la riguardavano e
da aneddoti sui suoi film e sulle sue canzoni.
Esponeva il suo pensiero con la semplicità propria delle persone
colte e intelligenti.
Ho scoperto una donna che non mi aspettavo, ironica
e arguta, e tale è stata la mia sorpresa che da telespettatrice distratta mi sono trasformata in telespettatrice attenta e curiosa.
Mi ha colpito la sua
umiltà quando ha confessato di come si sentisse intimidita davanti a certi “giganti” della musica, come per esempio Giorgio Gaber, e di come si fosse sentita in dovere, potendolo fare, di valorizzare e lanciare nel mondo dello spettacolo nuovi talenti, dando loro lo spazio che meritavano.
Penso che
di persone come lei siano rimaste in poche in quanto per i più è costume corrente sminuire l’ altro per valorizzare se stesso.
“Ma chi è tanto bravo e preparato ha bisogno di ricorrere a questi mezzucci per emergere?”
A tal proposito la Caselli affermava che chi possiede un talento vero, naturale, non ha ragione di temere competizione alcuna e, anzi, il confronto è un’ utile occasione per arricchire le competenze proprie con quelle altrui.
La penso esattamente come lei
e quando ho la fortuna di incontrare persone migliori di me per cultura, intelligenza o altro, il che non è affatto difficile, me le tengo ben strette e faccio tesoro della loro compagnia.

Questione di bon ton

L’episodio è noto a tutti o quasi, il sindaco di Viareggio è stato invitato a uscire dal ristorante del club nautico per essersi presentato in bermuda e non in pantaloni lunghi, come prescritto dal regolamento, e lui, per vendicarsi, ha reso noto l’ accaduto su Facebook manifestando “coram populo” il suo disappunto.
Il responsabile del club, per farsi perdonare, ha organizzato una cena in bermuda a cui,  mossa scontatissima, l’ illustre cittadino si è presentato col vestito della festa. Ma, mi chiedo, possibile mai che un uomo di mondo come lui non conosca le regole del gioco? Io ne dubito fortemente.
La prima cosa che devi sapere quando entri in un club qualsiasi è proprio il regolamento, che va accettato e sottoscritto insieme allo statuto.
Piuttosto penso che sia una trovata, nemmeno troppo geniale, per farsi pubblicità e per far pubblicità alla sua città allo scopo di attirare l’ attenzione di turisti sulla cittadina toscana da lui governata.

È estate, il sole dà alla testa.

L’indifferente

In risposta a un mio commento relativo alla partecipazione di un prete in qualità di giudice a miss Italia, Viki mi ha detto che “Uccelli di rovo” è il libro preferito di sua madre e che l’ ha letto tante volte.

Questa sua risposta mi ha fatto riflettere sull’ amara constatazione che io non ho un libro preferito, né un autore preferito. Mi piacciono molto le scrittrici di fine 800′, inizi del 900′ ma non ne saprei indicare una in particolare, mi piacciono le avventure di Sherlock Holmes e l’ autore, Arthur Conan Doyle, un autentico genio, ma trovo intriganti tutti i suoi racconti allo stesso modo.

Lo stesso potrei dire per il cibo, per un piatto, per un film, una canzone, uno sport, una città. Non c’è una persona che conosco a cui vorrei assomigliare, non un attore o una attrice, non un personaggio della storia, nessuno.
Tutto mi piace ma nulla
mi entusiasma. Non ho una passione nel vero senso della parola.

Giá avevo fatto questa considerazione tempo addietro osservando una mia amica che, al contrario di me, si entusiasma per tutto, un vestito nuovo, una nuova pettinatura e persino per un caffè con la schiuma a forma di sorriso e un cornetto e il suo entusiasmo me la rende ancora più simpatica ai miei occhi indifferenti. L’ammiro per questo suo modo di essere.
Ma perché sono così? Proprio non lo capisco.

So’ tornata

Sono tornata a casa e, strano a dirsi, non mi è dispiaciuto. Tutto sommato le vacanze sono andate bene anche se i posti che ho visitato, pur riconoscendone la bellezza, non erano nelle mie corde.

La Sicilia é una terra in cui, non so bene il perché, non mi sento a mio agio. Mio marito invece l’ adora e, nel corso degli anni, me l’ha fatta girare in lungo e in largo e ancora ci vuole ritornare.

Di tutti i posti in cui siamo stati quello che mi è piaciuto di più è stata l’ isola di Stromboli dove abbiamo alloggiato per una settimana intera. Bella e selvaggia, ti fa catapultare indietro nel tempo, a un mondo che ormai non c’è più. Non c’è l’illuminazione pubblica e di sera si va in giro con la torcia. Alla luce della luna il paesaggio acquista un altro aspetto, quasi innaturale, i profumi ti inebriano e  passeggiare in questa atmosfera surreale diventa piacevolissimo. Se è vero poi che i tipi strani esistono, questi si sono dati tutti appuntamento a Stromboli. Eccentrici che più eccentrici non si può. Me ne sono accorta già da appena ho messo piede sull’ isola. I più portano capelli lunghi alla Gesù Cristo ma hanno cinquant’anni e anche di più. A volte li vedi conciati con un bizzarro codino alla sommità del capo o abbigliati con cappelli più strani di loro.

Il mare è splendido ma  l’ accesso è un po’ difficoltoso per via di grossi sassi sui quali i piedi appoggiano in un equilibrio instabile. Il vulcano rumoreggia dall’alto e incute soggezione. Non ci sono automobili ma una specie di trattorini elettrici che sfrecciano per le vie pieni di turisti e carichi di bagagli. Insomma, un’ isola non modaiola, il paradiso di chi cerca un’oasi di pace, lontano dalla pazza folla.

Dalla terrazza del mio delizioso albergo mi sono incantata davanti ad albe meravigliose e all’ isola di Strombolicchio.
Nella spiaggia di ficogrande sono riuscita a leggere il mio libro senza essere disturbata, incredibile a dirsi, nemmeno da un extra comunitario. Non ce ne sono per fortuna.
Tutto bello sì sì però di sicuro l’ anno prossimo non ci
ritornerò e nemmeno in Sicilia.

Adios Sicilia e soprattutto adios Siciliani.

Tutti al mare, tutti al mare …

Sono di nuovo in partenza e mi sento felice. Credo di essere una delle poche a essere contenta quando parte e triste quando ritorna.
Ho tagliato i capelli corti, non sopportavo più quel taglio a casco di banane che tanto mi faceva assomigliare a mia madre.
Mi sono vista un’altra e dal punto di vista psicologico mi sento rinata. Mi piaccio “spettinata”. Vado in Sicilia e all’ isola di Stromboli dove sono le stelle a illuminare la notte.

Già lo so che starò sempre in acqua a nuotare ma anche a fare il morto a galla che è un toccasana per la mia mente. Dovrò stare solo un po’ attenta alle meduse. Per due settimane non penserò  a nulla, nemmeno al mio amato blog.
Auguro buone vacanze a tutti gli amici.

Sai che c’e’

non ce ne frega niente

dei pescecani

e di tanta brutta gente

siamo delfini

e’ un gioco da bambini il mare

Delfini (sai che c’è) Domenico Modugno

Il canovaccio

Sulla mensola un canovaccio tutto bianco, lo prendo al volo per asciugare una pentola appena lavata. Al bordo due iniziali, una I e una M, ricamate col filo rosso che spiccano sul bianco. Sono le iniziali del nome e del cognome della zia di mio padre e quel canovaccio ha più di un secolo.

Mentre asciugo, una corrente sottile si trasferisce dal canovaccio alle mie mani e la mente va a me bambina e a una vecchietta dolce, snella e piccola di statura, che passava ore e ore seduta dietro ai vetri della porta della sua casetta al piano terra a guardare i passanti e a scambiare con loro qualche chiacchiera come era in uso nei paesini di provincia un po’ retrogradi. Un modo per non essere sola o per non sentirsi da sola. Era ben voluta da tutti. Non avendo nulla ci offriva un bicchiere d’acqua.

Credo che tutti gli oggetti delle persone che non ci sono più continuino a conservare in sé parte della loro energia, la stessa che è transitata nelle mie mani e che me l’ha fatta ricordare.

Un piccolo, grande miracolo dell’Universo.