Il professore del cappero

Sigaro in bocca, bicchiere di birra, se ne stava comodamente seduto su una poltroncina un bizzarro avvocato in compagnia della sua “amica”, di mio marito e mia e di un’ altra coppia, in vacanza nello stesso villaggio, a chiacchierare di tutto e di niente. No, mi correggo, a chiacchierare della superiorità in bellezza, cultura, bravura dei loro figli, rampanti professionisti di giovane età e della normalità dei miei.

Nel bel mezzo della conversazione si avvicina il maître del ristorante e incomincia a vantarsi delle sue doti da psicologo, essendo in grado lui, con una sola occhiata, di giudicare la tipologia del cliente del suo ristorante e, nell’enfasi del discorso, si esibisce in un latinorum degno del dottor Azzeccagarbugli di manzoniana memoria.

Se deve dirlo, deve dirlo bene” subito lo riprende il talentuoso avvocato “verba volant, scripta manent”, facendo arrossire il povero uomo.

Sarà che più di una volta mi è capitato di essere corretta dal professore di turno, istintivamente mi sono sentita dalla parte del maitre, ridicolizzato davanti agli astanti.

A me è stato insegnato che non è educato correggere chi sbaglia a pronunciare una parola, il tempo o il modo di un verbo, specie alla presenza di tutti, per non ferire, per non offendere o mortificare. Lo si può fare al limite in disparte, a tu per tu, lontani da orecchie indiscrete.

A voi è mai capitato un episodio simile? E che ne pensate a tale proposito? È giusto il comportamento dell’avvocato? Sono curiosa di conoscere la vostra opinione.

 

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Il grande onore

Una collega ha pensato bene di darmi il grande onore di inviarmi via mail un libro scritto da lei, un giallo per la precisione, per farmelo leggere.

Ma perchè proprio a me? Cosa ho fatto di male?

Oggi il mondo è pieno di persone che non leggono però scrivono …

Signore pietà.